Grazie papà

Penso di poter dedicare la prima pagina alla persona più importante della mia vita: mio padre. Non lo vedevo molto spesso, ma mi bastavano quei pochi momenti insieme ed ero felice. Arrivava tardi la sera e mia madre mi diceva che non bisognava parlargli perchè era stanco, ma poi lo sentivo urlare e bestemmiare e poco a poco capii che non era stanco, era ubriaco. Ma quando si svegliava la mattina era simpatico e la giornata era stupenda, facevamo la lotta sul lettone, andavamo a pesca o giocavamo a bowling. Certi pomeriggi giocavamo al nintendo, ma quando iniziava a perdere era sempre ora di smettere, chissà perchè… Quando capiva di esagerare non chiedeva scusa, ma mi faceva sempre qualche regalo, un album di figurine, un gioco della play station o altre cose. Un giorno mi disse: “Riccardo, qualunque cosa succeda ricordati che ti ho sempre voluto bene e te ne vorrò per sempre” poi non lo vidi qualche settimana. Mia madre mi disse che era andato via per lavoro. Solo in questi giorni ho scoperto che aveva litigato con mia madre e aveva deciso di andarsene, ma poi è tornato dato che era stato perdonato. Quando, in prima superiore, gli dissi che avevo iniziato a fumare lui non mi sgridò, mi disse questo: “Non posso vietarti di fumare dato che fumo tre pacchetti al giorno ma sappi queste 3 cose: è vietato fino a 16 anni, ti fa male, e se ti becco a fumare erba ti spacco le gambe” e mi fece fare un tiro dalla sigaretta che stava fumando. Alcuni anni dopo mia sorella si sposò e andòvia di casa. Ero rimasto solo io, ero la luce degli occhio di mio padre, ero il figlio prediletto, il figlio che usava la testa, il figlio che, a differenza della sorella, avrebbe portato una laurea a casa. A giugno 2006 sono andato in inghilterra due settimane e quando sono tornato mio padre era in ospedale. “Solo un controllo” disse mia madre, ma dal controllo si scopri che aveva quattro tumori ai polmoni e due alla surrenale, non operabili. Fino a settembre mio padre continuò a fumare, si comprò una BMW, smise di lavorare e si godette l’ultimo mese della sua vita. A inizio ottobre fu ricoverato d’urgenza al S.Luigi di Orbassano e da lì non uscì più. Non riusciva a parlare, rimpiango di essere andato a trovarlo solo due volte. La prima volta che andai lo vidi attaccato a una bombola d’ossigeno, gonfio, non riusciva più a parlare e mi scrisse su una lavagnetta “BARCOLLO MA NON MOLLO” e in quel momento gli credetti, credetti che un giorno sarebbe uscito da quella stanza con le sue gambe, sorridendo, ma ovviamente ciò non accadde. Una settimana dopo, il 27 ottobre andai a trovarlo, lui sapeva che non avrebbe passato la notte, non riusciva ne a parlare ne a muoversi, cercò di dirmi qualcosa, mosse le labbra, si spostò la mascherina ma quello che sentii fu solo un sibilo, allora mi strinse forte la mano e non me la lasciò più, non me la lasciò.

GRAZIE PAPA’, TI VORRO’ SEMPRE BENE

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