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Ma in che mondo viviamo?

Dicembre 11, 2007

S.Antonino di Susa, 22:30, stavo passeggiando tranquillo per una via isolata del mio paese con due miei amici. Iniziamo a tirare calci ad un accendino e fin quì niente di male, non fosse che ho il vizio di non legare le scarpe, e tirando un calcio me ne finisce una su un balcone. Posso mai tornare a casa scalzo? Così suono il campanello, pensando di trovare delle persone civili. Intando gli amici bastardi se ne sono scappati e dalla casa non c’è segno di vita. Suono ancora e mi sento rispondere: “Ma che cazzo vuoi, non vedi l’ora? La gente dorme!” penso che in effetti non ha tutti i torti e rispondo: “Lo so, ha ragione, scusi, ma mi è finita la scarpa sul suo balcone”. “E che cazzo me ne frega a me”. “Perfavore me la può prendere?” chiedo con gentilezza. “No, vattene a casa”. “E dai, posso mai tornare scalzo, perfavore”. A quel punto esce un omaccione in mutande sul balcone e mi dice che se non me ne fossi andato mi avrebbe riempito di botte. Io gli faccio notare che la mia scarpa era proprio dietro di lui, lui scende, apre il cancelletto, esce in mutande e inizia a urlare: “Adesso mi hai rotto i coglioni, chiamo i carabinieri!” e prende il cellulare e fa il 112. Io aspetto, i carabinieri arrivano e mi chiedono come mai ho fatto sto casino e come mai ero scalzo. Io ripeto per l’ennesima volta che la mia scarpa era finita accidentalmente sul balcone di sto buzzurro in mutande e che avevo chiesto gentilmente di ridarmela. L’orso Yoghy ha iniziato a sbraitare contro gli sbirri: “Adesso io voglio dei soldi, perchè non è possibile che tutte le sere mi vengano a suonare dei deficienti come questo quà e mi sveglino ogni sera”. A quel punto l’agente gli fa:

“Ma quali soldi e soldi, sali sul balcone e dagli sta scarpa, che stai svegliando tutto il vicinato!”

Sala d’attesa

Dicembre 10, 2007

Oggi ero nella sala d’attesa della stazione del mio paese con alcuni miei amici. Avevamo portato come al solito le bici dentro, dato che non c’era nessuno e non ci fidavamo a lasciarle fuori.  Ad un certo punto entra un anziano e fa al mio amico che era sulla bici: “Esci subito che questa è una sala d’attesa, non un accatasto bici”. Il mio amico esce, poi il vecchio guarda l’altra bici e chiede di chi è. Gli rispondo che è mia, lui mi dice di portarla fuori (con modi sgarbati, altrimenti l’avrei ascoltato) e io gli dico che non c’è nessuno e la bici sta lì. Io ho rispetto per gli anziani, ma fino ad un certo punto, quando mi ha detto che sono una testa di cazzo mi sono arrabbiato e gli ho detto: “Allora te sei un coglione che stai qui a discutere con una testa di cazzo”, lui mi ha insultato ancora, ha detto che alla gente come me bisognerebbe dare due schiaffi, che è per colpa mia che il mondo va a rotoli, io lo continuavo a chiudere e alla fine ha detto: “Comunque questa sala è per chi aspetta” e io gli ho risposto: “Io sto aspettando, e la bici aspetta con me”

A quel punto se ne andato…